Il Commercio Equo e Solidale vuol provare a costruire rapporti economici improntati al rispetto dei diritti umani, alla solidarietà, alla salvaguardia dell’ambiente, alla trasparenza dell’attività economica.
Un’autentica rivoluzione, dunque, da realizzarsi giorno per giorno, in un gesto apparentemente banale quale la spesa quotidiana.
Il Commercio Equo e Solidale rappresenta una forma di scambio con realtà produttive di paesi del "Terzo Mondo" sostanzialmente diversa da quella del mercato tradizionale, e finalizzata al superamento del sistema dell’economia "coloniale".
Le persone prima di tutto
Se questa, infatti, è fortemente caratterizzata dallo sfruttamento della manodopera e delle risorse ambientali dei Paesi del Sud del mondo e dalla rapina delle materie prime ad un prezzo imposto dalle imprese multinazionali, l’economia Equa e Solidale propone invece un tipo di commercio che considera centrali i bisogni dei produttori - artigiani o contadini - e delle loro comunità, rispettando al tempo stesso l’esigenza/diritto dei consumatori alla piena informazione su quelli che sono i termini, sociali ed economici, che accompagnano lo scambio.
In questo senso, il termine "Fair Trade" (con cui si designa il commercio Equo e Solidale nei Paesi anglosassoni), rende probabilmente molto meglio dell’espressione adottata in Italia la pienezza del ruolo assegnato al consumatore consapevole: ben più che atto caritatevole o testimoniale, il Fair Trade è uno scambio "garbato", attento alle ragioni ed alla storia degli altri, è un ponte diretto fra l’economia e l’ecologia.
Nel barattolo di miele Equo e Solidale, o in un maglione di lana peruviano, non si cerca, quindi, solo un prodotto di buona qualità e di buon prezzo: si cercano mani lontane con cui cooperare.
I principi del Commercio Equo e Solidale
Il Commercio Equo e Solidale tende a garantire:
- un prezzo equo, tale cioè da consentire ai lavoratori ed alle loro famiglie il soddisfacimento dei bisogni essenziali ed un livello di vita dignitoso. Il prezzo viene preferibilmente stabilito insieme dal produttore e dall’importatore, e non imposto dall’agente che si trova in posizione di maggiore forza, come avviene nel tradizionale mercato capitalistico;
- la piena dignità del lavoro, che vuol dire un ambiente di lavoro salubre e la non discriminazione sul lavoro di alcuni gruppi della popolazione (ad esempio donne o disabili); dignità del lavoro, inoltre, significa non accettare, in assoluto, il ricorso allo sfruttamento dei lavoro minorile;
- la democrazia nel processo di lavoro: tutti i prodotti provengono, infatti, da comunità, villaggi e organizzazioni attente alla reale partecipazione alle decisioni da parte di tutti i lavoratori, favorendo così la loro responsabilizzazione; inoltre, non si ammettono divergenze eccessive nelle retribuzioni fra quanti ricoprono incarichi anche molto differenziati all’intemo della struttura produttiva;
- il prefinanziamento dei propri partner commerciali: al momento in cui viene effettuato l’ordine, l’importatore anticipa fino al 50% del pagamento complessivo, così da consentire ai lavoratori di far fronte alle loro esigenze, senza diventare ostaggi di usurai o intermediari locali, senza subire in pieno le oscillazioni dei mercati borsistici, senza vivere le incertezze legate alle difficoltà di collocazione delle proprie merci;
- la sostenibilità ambientale: si privilegiano e si incentivano le lavorazioni non inquinanti e basate su metodi naturali, si evita di ricorrere all’importazione di materie prime scarse e difficilmente riproducibili, si ricorre sempre più spesso all’agricoltura biologica;
- la solidarietà, attraverso progetti di rilevante impatto sociale di cui possa beneficiare tutta la comunità (es. scuole, ospedali, miglioramento delle condizioni e delle tecnologie di lavoro, ecc.);
- la trasparenza, perché il consumatore sia consapevole e pienamente informato di dove va a finire ogni lira che compone il prezzo che paga. A tal fine la gran parte dei prodotti sono accompagnati da schede che, in dettaglio, riportano la composizione delle varie voci di spesa che vanno a comporre il loro costo finale.
Il Commercio Equo e Solidale è tutto questo, ma anche molto altro: nel prefigurare un’economia realmente "alternativa" rispetto a quella dominante, si cerca di evitare, ad esempio, che una comunità dipenda totalmente da una produzione, tanto più se questa è destinata ad un mercato estero, anche se equo. Così, per molti dei gruppi di produttori è naturale rivolgersi prima di tutto al mercato locale e cercare di essere autosufficienti per alcuni dei bisogni fondamentali.
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